Pensando a Chris Cornell (20 luglio 1964 – 18 maggio 2017), meravigliosa voce di Soundgarden, Temple of the Dog e Audioslave.

Chris si è impiccato nella notte fra il 17 e il 18 maggio nel bagno di una stanza d’albergo di Detroit, dove aveva appena tenuto un concerto con i Soundgarden.

Sua moglie Vicky gli ha scritto una lettera d’amore. Dice tra l’altro:

“mi dispiace, amore mio, di non aver potuto vedere cosa ti è successo quella notte. Mi dispiace che tu fossi da solo e so che non eri in te, mio dolce Christopher. Anche i tuoi bambini lo sanno, per cui puoi riposare in pace.”

Non sappiamo, non sappiamo mai, quanto “volontario” sia il gesto finale: non arrabbiamoci con loro, smettiamo di incolparli. Lasciamoli “in pace” e troveremo pace.

I pendus di Villon non sono suicidi, ma poco cambia: i morti strappati con violenza alla vita ci chiedono la grazia di sottrarli all’inferno, al gelo del cuore, al disdegno. E forse, per i suicidi, l’Inferno è proprio il nostro – di noi vivi – lutto rabbioso e inesauribile.

 

Fratelli umani, che ancor vivi siete

Non abbiate per noi gelido il cuore,

Ché, se pietà di noi miseri avete

Dio vi darà più largo il suo favore.

Appesi cinque, sei, qui ci vedete:

La nostra carne, già troppo ingrassata,

E’ ormai da tempo divorata e guasta;

Noi ossa, andiamo in cenere e polvere.

Nessun rida del male che ci devasta,

Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

 

Se vi diciam Fratelli, non dovete

Averci a sdegno, pur se fummo uccisi

Da giustizia. Ma tuttavia, sapete

Che di buon senso molti sono privi.

Poiché siam morti, per noi ottenete

Dal figlio della Vergine Celeste

Che inaridita la grazia non resti,

E che ci salvi dall’orrenda folgore.

Morti siamo: nessuno ci molesti,

Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

 

La pioggia ci ha lavati e risciacquati,

E il sole ormai ridotti neri e secchi;

Piche e corvi gli occhi ci hanno scavati,

E barba e ciglia strappate coi becchi.

Noi pace non abbiamo un sol momento:

Di qua, di Là, come si muta, il vento,

Senza posa a piacer suo ci fa volgere,

Più forati da uccelli che ditali.

A noi dunque non siate mai uguali;

Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

 

O Gesù, che su tutti hai signoria,

Fa’ che d’Inferno non siamo in balia,

Che debito non sia con lui da solvere.

Uomini, qui non v’ha scherno o ironia,

Ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

 

François Villon, Ballade des pendus (Frères humains), 1464

Traduzione dal francese di Emma Stojkovic Mazzariol

 

(Anna_SOPRoxi)