Ogni persona in lutto soffre in modo diverso

Ognuno di noi accetta senza contestare l`unicità del mondo fisico…impronte digitali, gocce di pioggia, ecc. Ma spesso rifiutiamo quella stessa realtà nel nostro mondo emotivo. Capire questo è indispensabile, soprattutto quando parliamo della sofferenza nel lutto.

Due persone non soffriranno mai allo stesso modo, con la stessa intensità o per la stessa durata. È importante comprendere questa verità basilare. Soltanto allora potremo accettare il nostro modo di soffrire ed essere sensibili nei confronti della reazione di un altra persona alla perdita. Soltanto allora saremo capaci di ricercare la natura del supporto di cui necessitiamo per il nostro personale cammino verso l`integrità e di aiutare gli altri nel loro personale viaggio.

La non comprensione dell`individualità del dolore può complicare e prolungare il lutto che si sperimenta in seguito ad ogni perdita personale. Ciò potrebbe anche influenzare – quando si prova a giudicare la sofferenza degli altri – anche quelli che vorremmo maggiormente aiutare.

Ognuno di noi è una combinazione unica di diverse esperienze del passato. Ognuno di noi ha una personalità e uno stile differenti, varie modalità di gestire le situazioni stressanti, e le nostre personali attitudini influenzano il modo in cui accettiamo le circostanze attorno a noi. Siamo anche influenzati dal ruolo e dalla relazione che ogni persona nel sistema famiglia ha avuto con il defunto, dalle circostanze della morte e dalle influenze nel presente.

ESPERIENZA PASSATA. Le esperienza passate, dall`infanzia in poi, hanno un importante impatto su come siamo capaci di gestire la perdita nel presente.

Quali altre perdite abbiamo affrontato nella nostra infanzia, adolescenza, età adulta? Quanto spaventose sono state queste esperienze? C`è stato un buon supporto? È stato concesso ai sentimenti di esprimersi in un contesto sicuro? C`è stata la possibilità di riprendersi e guarire da queste perdite precoci?

Quali altri stress della vita erano in corso prima di questa recente perdita? Si stava cambiando casa? C’erano difficoltà economiche, problemi o malattie, nostre o di altri membri della famiglia? Com’era l’equilibrio psichico? Avevamo già sofferto di depressione o esaurimento nervoso? Avevamo mai pensato al suicidio? Siamo mai stati curati farmacologicamente oppure ospedalizzati? In che modo la nostra cultura famigliare ci condiziona nel modo di rispondere alla perdita e alle emozioni dolorose?

RELAZIONE CON IL DEFUNTO. Nessun “estraneo” è in grado di determinare lo speciale legame che unisce due persone, indipendentemente dalla relazione, il ruolo o la durata della relazione. La nostra relazione con il defunto ha molto a che vedere con l`intensità e la durata del nostro dolore. Che tipo di relazione era? Era lo/a sposo/a? Un figlio? Un parente? Un amico? Un fratello? Quanto era forte l`attaccamento al defunto? Era una relazione chiusa e dipendente, o intermittente e indipendente? Come era il grado di ambivalenza (es. equilibrio odio/amore) nella relazione?

Non è soltanto la persona morta, ma anche il ruolo che quella persona ha giocato nella nostra vita che è stato perso. Quanto importante era quel ruolo? Era quella persona l`unico sostegno della famiglia, la guida, il gestore delle questioni economiche? Era una persona essenziale come emotivo, era un amico unico? Quanto eravamo dipendenti dal ruolo che quella persona ricopriva?

CIRCOSTANZE DELLA MORTE. Le circostanze della morte, ovvero come è avvenuta la morte, sono estremamente importanti nel determinare il modo in cui ci stiamo muovendo verso l`accettazione della perdita.

La perdita è stata coerente con le “leggi della Natura”, come nel caso in cui una persona che muore per vecchiaia? O va contro queste aspettative, come quando un genitore sopravvive alla morte di un figlio? Quali avvertimenti ci sono stati ad avvisarci che ci sarebbe stata una perdita? C`è stato il tempo per prepararci (se mai ci si può preparare alla perdita di una persona cara), il tempo per venire gradualmente a patti con l`inevitabile? O la morte è arrivata così improvvisamente che non c`è stata un`anticipazione del suo arrivo? Sentiamo che questa morte sarebbe potuta essere impedita o prevenuta? Quanta responsabilità mi sto prendendo per questa morte?

Sentiamo che il defunto abbia compiuto quello che aveva l`obiettivo di soddisfare nel corso della vita? La sua vita è stata piena e gratificante? Quanto non è stato detto o fatto tra noi stessi e il defunto? L`entità del lavoro incompiuto alimenta un sentimento di colpa?

INFLUENZA DEL PRESENTE. Abbiamo guardato al passato, alla relazione e a come si è verificata la perdita. Ora vediamo in che modo il presente può impattare su come affronteremo la perdita attuale.

Età e genere della persona in lutto sono molto importanti.

Siamo abbastanza giovani e resilienti per poter ricominciare? Siamo abbastanza vecchi e saggi per riuscire ad accettare la perdita e crescere con l`esperienza? La nostra vita può essere ricostruita? Quali opportunità offre ora la vita? La salute è un problema?

Quali sono le perdite secondarie, conseguenze di questa perdita? Perdita di reddito? Casa? Rottura famigliare? Quali altri stress o altre crisi sono presenti?

La nostra personalità, la nostra attuale stabilità mentale e il comportamento nella gestione dello stress giocano un ruolo significativo nella nostra risposta alla perdita.

Che tipo di aspettative di ruolo abbiamo per noi stessi? In che modo esse sono imposte da amici, parenti e altri? Abbiamo l`aspettativa di essere “il più forte” o va bene per noi abbatterci e avere qualcuno che si prende cura di noi? Abbiamo intenzione di cercare di simulare un tentativo irrealistico di soddisfare le aspettative di ognuno, o abbiamo intenzione di ritirarci dall`intera situazione?

Che cosa c`è nella nostra storia/formazione sociale, culturale ed etnica che ci dà forza e conforto? Che ruolo ricoprono i rituali nella nostra guarigione? Le nostre credenze religiose o filosofiche portano conforto o alimentano la tristezza e la colpa? Che tipo di supporto sociale c`è nelle nostre vite durante questo sconvolgimento emotivo?

CONCLUSIONE. Quando una persona che fa parte della nostra vita muore, la comprensione dell`unicità di questa perdita ci può guidare nella ricerca del supporto di cui avremo bisogno e nel riconoscere quando l`aiuto dovrebbe provenire dal di fuori della famiglia o degli amici.

Quando la perdita è esperita da qualcuno che vorremmo aiutare o da qualcuno di cui ci stiamo prendendo cura, questa stessa comprensione è essenziale. In questo modo saremo in grado di evitare la tentazione di comparare o di giudicare la loro risposta al dolore rispetto alla nostra. La consapevolezza di quei fattori che influenzano la modalità, l`intensità e la durata del dolore, dovrebbe consentirci di guidare la persona in lutto nella ricerca di quelle forme di sostegno suggerite dalla natura della loro perdita e dall’unico modo di affrontarla.

 

Un supporto per i sopravvissuti ad un suicida

Tutte le attività sviluppate da, con, o per i sopravvissuti al suicidio, al fine di facilitare il recupero del benessere, e di evitare esiti negativi, tra cui il comportamento suicidario stesso sono considerate interventi di prevenzione o di postvention, per usare un termine coniato da Edwin S. Shneideman uno dei padri della moderna suicidologia (la branca della psichiatria e psicologia che si occupa dello studio e della prevenzione del suicidio). Tali attività dovrebbero essere garantite a tutti i sopravvissuti che lo richiedono e che ne hanno bisogno. Ma “chi è un sopravvissuto al suicidio?” è un quesito ancora aperto, dato che un suicidio non affligge solo familiari e amici, ma anche altre persone che sono coinvolte più o meno direttamente (ad es. nel caso di suicidi che avvengono in luoghi pubblici, o i terapeuti che avevano in cura il suicida).

Nella sezione dedicata al “suicidio” e al “lutto”, è stato sottolineato l’elevato rischio di  comportamenti autolesivi e di un’evoluzione psicopatologica del lutto dopo un suicidio nei sopravvissuti. Ciò comporta la necessità di garantire a chi ne ha bisogno un sostegno specifico. Un sostegno o un trattamento deve innanzitutto aiutare la persona in lutto a affrontare le conseguenze della domanda che tutti i sopravvissuti si pongono: “Perché si è tolto la vita?”. E’ necessario inoltre aiutare la persona in lutto a comprendere ed accettare le emozioni che lo travolgono e che a volte sembrano essere in contraddizione con i pensieri e i comportamenti (es. rabbia, colpa, senso di sollievo ecc.) e infine accompagnare il luttuato a ricominciare a vivere.

Nonostante ci siano pochi dubbi sull’importanza di fare prevenzione e promuovere la salute mentale dei sopravvissuti ad un suicidio, da uno studio è emerso che in molti paesi del mondo (in particolare in Europa meridionale e orientale e in Asia) non esistono dei programmi di sostegno dedicati a tali persone, al contrario di quanto si riscontra nei paesi anglosassoni.

In letteratura è emerso che i sopravvissuti al suicidio molto spesso avvertono la necessità di un supporto da parte di un professionista, ma solo in pochi casi (1 su 4) cercano e trovano adeguate forme di aiuto.

Anche quando in un territorio sono disponibili professionisti esperti o servizi specialistici, il periodo di tempo che passa tra il suicidio e la richiesta di aiuto da parte di un sopravvissuto è spesso molto lungo. Ciò sembra essere la conseguenza della scarsa conoscenza delle risorse non solo da parte dei sopravvissuti ma anche da parte dei medici di medicina generale, dei professionisti che lavorano negli ospedali o nei dipartimenti di salute mentale che dovrebbero informare e consigliare i loro assistiti.

Quindi, il problema principale per i sopravvissuti al suicidio è che al di là del sostegno informale che ricevono da parte di parenti e amici, la gran parte di essi non chiede aiuto, e non viene a contatto con professionisti o gruppi di sostegno che potrebbero supportarli nell’affrontare il dolore.

All’opposto, alcuni sopravvissuti chiedono contemporaneamente aiuto a più fonti, partecipando simultaneamente a gruppi di sostegno su internet, a gruppi di sostegno vis-a-vis, e incontrando dei consulenti.

Negli anni sono stati proposti vari tipi di intervento (tra i quali gruppi di sostegno strutturati e semistrutturati, gruppi per familiari, interventi di de-briefing, interventi di supporto telefonico, psicoterapie individuali specifiche, ecc.) che solitamente si sono rivelati utili e associati ad alti livelli di soddisfazione dei partecipanti. Anche i gruppi di auto-mutuo-aiuto sono molto popolari come forma di supporto per le persone in lutto da suicidio.  Tuttavia, gli studi fin qui condotti hanno evidenziato che le varie modalità di trattamento e/o supporto utilizzate portavano ad esiti positivi ma non è stato ancora possibile verificare quale approccio sia migliore e più efficace degli altri. Tali studi hanno dimostrato molti limiti metodologici, il che sottolinea la necessaria di migliorare la ricerca in questo campo.