E’ sempre difficile affrontare la morte di una persona cara, ma questo è particolarmente vero quando la morte è improvvisa e violenta, come può essere nel caso di un suicidio. E’ stato stimato che ogni suicidio colpisce almeno sei altre persone, che erano in qualche modo legate affettivamente al suicida, anche se le persone direttamente coinvolte possono essere molte di più.

Molti autori, in accordo con i familiari di suicidi, affermano che il lutto per un suicidio è più difficile da affrontare, rispetto a quello dovuto ad altri tipi di morte. Si è visto ad esempio come nei genitori in lutto per un suicidio (ma anche per un incidente), la frequenza di una evoluzione in “lutto complicato” è significativamente più elevata rispetto ai genitori i cui figli erano morti di malattia. Tuttavia, altri ricercatori non hanno trovato differenze quantitative tra i due tipi di lutto, in particolare tra quello che segue un suicidio o altre morti improvvise e violente. Nonostante il lutto in seguito ad un suicidio non differisca necessariamente da altri tipi di lutto in quanto ad intensità, sembra assodato che si differenzi qualitativamente.

Le reazioni emotive che caratterizzano i sopravvissuti al suicidio si concentrano attorno a tre aree tematiche:

– questioni riguardanti il significato di una morte che va contro il naturale istinto di sopravvivenza;

– sentimenti di colpa e la responsabilità per aver omesso di capire e prevenire il suicidio;

– sensazione di essere stati traditi o abbandonati dal defunto, con conseguenti sentimenti di rabbia e colpa.

Altri studi hanno evidenziato che i familiari sopravvissuti ad un suicidio sperimentano più intensi sentimenti di solitudine, vergogna, rifiuto e colpa, e più frequentemente (fino a 9 volte) richiedono  un supporto e aiuto da parte di un professionista della salute mentale.