Ogni anno il numero dei suicidi supera in molti paesi quello imputabile agli incidenti stradali. In aggiunta al numero delle morti, un numero almeno dieci volte superiore di persone tenta il suicidio, per il quale necessitano di cure mediche molto impegnative e non infrequentemente subiscono disabilità irreversibili.
Come è già stato riportato la frequenza del suicidio cambia nel tempo, tra paesi diversi e all’ambito degli stessi paesi.

 

Età e sesso

In gran parte del mondo, il rischio di suicidio aumenta con l’età, anche se circa la metà di tutti i suicidi sono commessi da persone con meno di 45 anni. In Italia ad esempio nonostante gli anziani rappresentino circa il 15% della popolazione generale essi contribuiscono per oltre un terzo al numero complessivo di suicidi. E tra questi quelli più a rischio sono gli ultra 80 enni. Essere un maschio anziano aumenta ulteriormente il rischio. Nella popolazione anziana sono più frequenti molti dei fattori di rischio per il suicidio (vedi paragrafo specifico) come il deterioramento della salute, il peggioramento delle prestazioni mentali, la depressione, la diminuzione dell’autostima e la perdita dell’autonomia. L’anziano ammalato percepisce la sua debolezza, la perdita di efficienza – che già era stata intaccata dall’uscita dal mondo del lavoro – e deve affrontare la crescente dipendenza dai familiari; ciò si accompagna all’aumento di insicurezza, ansia e depressione, e a volte all’autosvalutazione e alla perdita di autostima. Se ciò si associa a solitudine, isolamento e marginalità sociale è facile comprendere perché anche nei tentativi di suicidio che non portano a morte gli anziani dimostrino una maggiore determinazione a morire, e il metodo che utilizzano è sovente più violento.

Ancora oggi, così come fu osservato da Durkheim alla fine dell’ottocento, sono i maschi a suicidarsi in misura 3 o 4 volte maggiore rispetto alle donne; la Cina è però una eccezione, con percentuali di suicidio più alte nelle donne, specialmente giovani e provenienti dalle zone rurali. Se gli uomini muoiono di suicidio con una percentuale maggiore rispetto alle donne, il dato si inverte se si parla di tentato suicidio. Tuttavia, gli uomini gay hanno una rischio 3 volte maggiore degli uomini eterosessuali di tentare il suicidio, e molto spesso tali tentativi sono perpetuati durante l’adolescenza, nel fase della vita nella quale emergono turbamenti emotivi correlati alla difficoltà di riconoscersi come omosessuale.

In Italia sono poche le ricerche sull’argomento e dunque scarseggiano i dati; da una ricerca dell’ISPES del 1991 è emerso che il 10,8% degli omosessuali sotto i 20 anni ha tentato almeno una volta il suicidio.

 

Razza e immigrazione

Le popolazioni bianche si suicidano di più rispetto a quelle di colore, in America ad esempio circa due suicidi su tre sono compiuti da persone di razza bianca.

Nei paesi dove la popolazione è costituita da diversi gruppi etnici (come Australia, ecc) la frequenza del suicidio che si osserva in tali gruppi è simile a quella delle popolazioni dei paesi d’origine, almeno negli immigrati di prima o seconda generazione. Appare evidente quindi come la cultura del paese d’origine continui ad influenzare i migranti, influendo sulle modalità di vivere la famiglia, le relazioni interpersonali, ma anche forgiando credenze e valori. Nelle successive generazioni si assiste ad un fenomeno di “diluizione” culturale che porta ad un ridimensionamento delle differenze nella frequenza del suicidio tra la popolazione autoctona e quella immigrata.

A tutt’oggi non disponiamo di dati attendibili sul fenomeno di paesi come l’Italia dove la immigrazione massiccia è un fenomeno relativamente recente (degli ultimi 10-15 anni).

 

Stato civile

Essere coniugati e avere dei figli sembra ridurre il rischio di suicidio. Ad essere più rappresentanti nelle statistiche del suicidio sono infatti i single, le persone vedove e divorziate, in particolare quando sono uomini.

 

Occupazione

Nelle persone disoccupate, specialmente se uomini, la probabilità di suicidio è più elevata. Durante i periodi di recessione economica e di elevata disoccupazione il tasso di suicidi aumenta, mentre in tempi di espansione economica o al contrario nei periodi bellici il fenomeno suicidario risulta più contenuto. Le condizione di indigenza e di perdita di ruolo sociale conseguente alla mancanza di lavoro influiscono pesantemente sul rischio di suicidio.

Le categorie occupazionali più a rischio di suicidio sono i dentisti, medici, infermieri, lavoratori del sociali, matematici, scienziati e artisti, anche se nessuna professione è esente dal suicidio.

 

Religione e religiosità

La frequenza del suicidio è più bassa nei paesi islamici rispetto a paesi di altre confessioni religiose. Anche nei paesi di religione cristiano-cattolica la frequenza di suicidi è più bassa rispetto a paesi di religione ebraica o protestante. Tuttavia, sembra che ad influire non sia tanto l’affiliazione religiosa ma piuttosto il grado di integrazione alla e di ortodossia della comunità religiosa. Ad oggi quindi non è credibile affermare una correlazione tra comportamento suicidario e credo religioso.