Il comportamento suicidario e le altre manifestazioni suicidarie sono determinate e influenzate da una molteplicità di fattori. Questi fattori permettono di costruire un modello multifattoriale di malattia, una mappa che identifica i fattori di rischio e i fattori di protezione. Tuttavia, a tutt’oggi non conosciamo alcun indicatore o combinazione di indicatori che ci permetta di identificare con certezza le persone che si suicideranno. Tutti i fattori che in seguito saranno descritti sono stati individuati in studi di popolazione e nella valutazione del rischio di suicidio del singolo devono essere considerati nel contesto della sua storia personale e relazionale.

Si conosce molto sulle condizioni di base che predispongono una persona a togliersi la vita come ad esempio il ruolo delle malattie mentali, dell’impulsività e dell’aggressività, si sa che in alcuni momenti della vita di una persona alcune circostanze particolarmente sfavorevoli possono interagire con la sua fragilità (vulnerabilità); si sa molto su come, quando e dove avviene più frequentemente il suicidio,  ma si sa molto poco sul perché.

È difficile spiegare perché alcune persone decidono di porre fine alla loro vita mentre altre, in una simile situazione o addirittura peggiore, non lo fanno. Nonostante i molti limiti delle attuali conoscenze, il riconoscimento dei fattori di rischio e di protezione è un primo e importante intervento di prevenzione.

In letteratura le condizioni e gli eventi che presentano una correlazione dal punto di vista statistico con il suicidio sono variamente descritti come fattori di rischio. I fattori di rischio predisponenti o distali per le condotte suicidarie costituiscono la base su cui i fattori di rischio potenzianti o prossimali agiscono come precipitanti.

FATTORI DI RISCHIO SOCIALI E AMBIENTALI

Luogo di residenza: rurale vs. urbano. Le percentuali di suicidio sono spesso più alte negli ambienti rurali piuttosto che in quelli urbani. Questo contrasta con quanto affermato in passato da studiosi come Durkheim o da quello che potrebbe suggerire il senso comune quando si immagina la pace, la tranquillità e la bellezza del vivere in un contesto rurale o montano. Per spiegare il maggior rischio di suicidio nelle aree rurali si è fatto appello ad alcune caratteristiche del vivere in campagna, come alcuni valori condivisi come quelli del “duro lavoro, indipendenza, individualismo, religiosità e patriottismo”, o ancora la maggior disponibilità a mezzi quali armi e/o pesticidi che sono altamente letali per l’individuo. In un contesto di questo tipo aumenta la stigmatizzazione dei disturbi mentali che spinge le persone a rinunciare all’idea di cercare aiuto, cure e un trattamento adeguato. Tutto ciò viene aggravato dall’isolamento ambientale e la ridotta disponibilità e accessibilità delle strutture sanitarie. In molti paesi occidentali, come ad esempio gli Stati Uniti e l’Inghilterra, ma anche in paesi orientali come la Cina, la differenza nella frequenza dei suicidi tra mondo agricolo e cittadino si è accentuata nelle ultime decadi.

La disoccupazione e condizioni economiche.  Una persona adulta disoccupata, specialmente se uomo, è più a rischio di suicidio rispetto a chi ha una occupazione. La disoccupazione oltre a rappresentare una perdita di ruolo sociale e sovente correlata a difficoltà economiche o addirittura ad indigenza.E’ stato evidenziato che nei periodi storici di recessione economica e aumentata disoccupazione la frequenza del suicidio aumenta, mentre al contrario si riduce nei periodi di espansione economica.