Lettera dalla quarantena: sopravvivere ai tempi del COVID-19

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13 Aprile 2020
Carissimi di SOPROXI
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Mi ha fatto molto piacere ricevere la vostra mail di auguri per la Pasqua.
Non ci siano mai conosciuti di persona ma le vostre parole mi riscaldano sempre l’anima.
Forse perché legate al periodo più difficile della mia vita, quindi emotivamente importante, forse perché siete stati così d’aiuto alla mamma nella prova più complessa della sua vita e l’avete aiutata a rinascere che provo una gratitudine immensa verso di voi.
Forse perché siete gli unici che abbiano sempre parlato in modo diretto di argomenti per noi così segnanti, normalmente taciuti, temuti e nascosti. La franchezza e l’onestà delle vostre parole sono per me già un balsamo benefico.
Io sono molto meno concisa, come si può vedere, userò questa occasione per un piccolo diario di bordo.
Mamma Anna sta davvero molto bene, aveva frequentato un vostro percorso di mindfulness anni fa dopo il suicidio di mio padre e poi degli incontri di psicoterapia con un psicoterapeuta di SOPROXI. Negli ultimi anni è letteralmente sbocciata di nuova vita e io di conseguenza. Si è trasferita a vivere dal suo compagno, un amico di una vita dei miei genitori che si è rivelato in tutta la sua grandezza di cuore, ancora una volta.
Affronta ogni giorno con tutto l’entusiasmo e l’energia di cui è sempre stata inondata, celebrando la bellezza e la fortuna di ciò che abbiamo.
 width=In questo momento difficile siamo purtroppo distanti, lei a Vicenza e io a Verona, ma l’amore profondo che ci lega ci avvicina e troviamo i nostri modi per emozionarci e starci vicine.
Spero di abbracciarla presto, ma va bene così perché per fortuna, finora, l’emergenza da pandemia non ci ha toccato da vicino.
Io sto bene, per me stessa, ho sempre mantenuto un buon equilibrio e mi ritengo felice.
Ciò nonostante, purtroppo non lo posso essere appieno perché da un po’ sto di nuovo lottando a fianco di una delle persone a me più care.
“L’ironia della vita”, giusto? Dall’estate  scorsa il mio ragazzo, il mio compagno con cui divido la vita da 10 anni, che mi è stato accanto nei momenti più bui, sta affrontando grandi difficoltà; uno stato, credo, depressivo, con crisi d’ansia e profondi momenti di debolezza, inizialmente associati a forte paura e, purtroppo legati a pensieri di suicidio.
Tutto ciò scaturito (o trasceso) dopo un concerto nel quale il volume eccessivo degli amplificatori gli ha provocato un acufene, un ronzio che lo tormenta senza sosta. Dico l’ironia perché anche il malessere del papà aveva incrociato la sindrome di menière, quindi sempre attinente all’udito.
Non nascondo che le sensazioni che ho provato nelle prime settimane mi tentavano verso disperazione e angoscia. Averlo accanto di notte e svegliarmi per chiudere le finestre nel terrore di vivere con lui quello che non ho vissuto direttamente con papà (scappato di casa e morto da solo distante da noi) mi stava portando ad impazzire. Lui era nello sconforto totale, ma aperto, mi ha condiviso ogni sua più intima paura e richiesto aiuto, si è aggrappato a me.
Ho deciso ancora una volta di prenderla di petto e gli sono stata vicina, l’ho portato a fare numerose visite mediche e indotto a intraprendere un percorso psicoterapeutico.
Lo attanaglia un profondo senso di colpa, si ritiene responsabile del danno, crede di averci rovinato la vita, vede tutto nero.
Ci deve essere stato un pregresso stato semidepressivo, è un assistente sociale e ha lavorato 10 anni in una comunità di accoglienza per minori tolti alle famiglie, si è licenziato 2 anni fa, forse vicino al burnout. Ha un cuore grande ma si crede debole e ha molta poca autostima.
Io uso tutta l’energia che ho per scuoterlo, stimolarlo, spronarlo. Stiamo facendo progetti di famiglia da un anno, vorremmo dei figli (prima non eravamo di questo avviso) e ci amiamo molto.
Ma ora, ancora una volta, la vita ha mescolato le carte e io cerco con tutta me stessa di lottare perché so che può farcela.
Vorrei trovare la soluzione giusta, vorrei dargli sollievo. Vorrei fargli vedere il futuro come lo vedo io, presente, ricco, felice.
Onestamente? Non so come fare.
Ovviamente in quasi 8 mesi di questa situazione ci sono stati alti e bassi, ci sta mettendo tutto l’impegno che riesce ma credo stia ancora rifiutando la cosa e facendo muro. In più di un mese di quarantena, ora, abbiamo già affrontato un paio di momenti di sconforto, non gravi come all’inizio, ma mai facili. Uno proprio ieri.
Ecco forse perché mi sono messa qui a scrivere adesso.
Avrei voluto rispondervi che questa Pasqua è stata gioiosa e leggera, almeno nel cuore.
Non lo è stata. Ma io sono piena di fiducia e sento una spinta alla vita fortissima, la reputo il vero lascito del papà.
Continuerò a farne tesoro, perché la sua sofferenza e il suo gesto estremo non siano stati “vani”. È ciò che ho sentito fin dai primi momenti e che mi ha permesso di sopravvivere. E poi di vivere.
Troverò il modo di passarla anche a Raffaele.
E un giorno, mi auguro, ai miei figli.
Spero di non aver esagerato, ma almeno so mi perdonerà la lunghezza di una risposta che era nata come sincero saluto e ringraziamento, ma è poi sfociata in altro.
Voglio sperare che tutti voi di SOPROXI e i vostri cari stiate bene o troviate il modo di avere la serenità necessaria ad andare avanti, se così non fosse.
Vi ringrazio ancora una volta per quanto fate, siete un tassello davvero importante delle nostre vite e della comunità.
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Un caro saluto
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Giovanna
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2 risposte a “Lettera dalla quarantena: sopravvivere ai tempi del COVID-19”

  1. Avatar Arianna
    Arianna

    Ciao Giovanna, siamo arrivati quasi a Natale e spero che la situazione per te sia migliorata. Ho letto con le lacrime agli occhi quello che hai voluto condividere con noi sopravvissuti e mi farebbe tanto piacere sapere che il tuo compagno ora stia meglio. Spero anche che ciascuno di noi riesca a passare un Natale un po’ più serenamente e meno triste, anche se le restrizioni per il covid non aiutano.
    Vi abbraccio sperando di trasmettervi un po’ di quella pace di cui tutti noi abbiamo bisogno.

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