La depressione non è un gioco

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Negli ultimi anni, è diventato sempre più semplice realizzare videogiochi anche senza saper programmare. Lo sviluppo tecnologico ha permesso a una nuova generazione di artisti di esprimersi, realizzando opere personali che hanno poco in comune con i bombastici titoli che possiamo trovare al Gamestop.

Nei meandri dell’Internet è possibile trovare (a patto di sapere un po’ di inglese) titoli che trattano di temi importanti e delicati come la depressione e il suicidio. Giochi come Depression Quest di Zoe Quinn, che  si può giocare gratis sul suo sito ufficiale.

Depression Quest è un esempio di fiction interattiva: un racconto a bivi in cui è il lettore a decidere le azioni del protagonista, come nei popolari libro game di qualche decennio fa.

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Nella storia vestiamo i panni di Alex, una persona gravemente depressa che sta cercando la forza di cambiare la propria vita. Il giocatore può lasciare che Alex sprofondi nella depressione più nera o decidere di combatterla, un passo alla volta. Contattare un terapista, adottare un gatto, parlare con amici del proprio stato d’animo: piccole azioni che possono avere grandi risultati.

Un racconto che riesce ad essere appassionante quanto educativo, e che sottolinea l’importanza di un percorso terapeutico e farmacologico nel trattamento della depressione.

Se uscire dalla depressione è un percorso fatto di piccoli passi, il suicidio talvolta può essere fermato da una singola azione. È quel che accade in Goodbye, un altro racconto interattivo che si può giocare gratis su itch.io.

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Anak, la protagonista di Goodbye, ha deciso che oggi sarà l’ultimo giorno della sua vita.

È una cosa che ha pianificato da tempo, e non è intenzionata a cambiare idea da sola. Ma l’incontro con la madre sulla porta di casa, e la sua semplice domanda — “È tutto ok?” — può aiutare Anak ad ammettere finalmente che no, non è tutto ok. Un gioco breve ma importante, che dimostra l’importanza della comunicazione nella prevenzione al suicidio.

Diametralmente opposta è l’esperienza di Actual Sunlight, una storia su uno scrittore depresso in cui il lieto fine è irraggiungibile.

Actual Sunlight è un videogioco più tradizionale, in cui possiamo muovere il protagonista e farlo interagire con altre persone, ma questa libertà non è che un’illusione. Anche se muoviamo Evan Winter, non siamo noi a controllare i suoi pensieri le sue emozioni: come in un film, non possiamo fare altro che osservare con orrore come il protagonista decide di autodistruggersi.

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Pur essendo privo di immagini forti (il gioco si interrompe un istante prima del suicidio di Ewan), Actual Sunlight è un’esperienza brutale, di certo non adatta a chi soffre di depressione.
L’autore ne è pienamente consapevole: nel corso della storia interrompe la narrazione per rivolgersi direttamente ai giocatori, pregandoli di non considerare il protagonista un modello da imitare.

Si può empatizzare con un personaggio pur non condividendo le sue scelte di vita. Il gioco invita a fare questo: identificarsi con Evan Winter, capire cosa lo porta a compiere certe scelte, ma senza giustificare l’orrore del suo suicidio.

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Actual Sunlight può essere un’esperienza importante per capire come una persona depressa vive e ragiona, mentendo continuamente a se stessa e negandosi ogni speranza.

Un videogame che non è veramente un “gioco”, per imparare a capire che la depressione non è soltanto “sentirsi un po’ tristi”.

Giada

giornalista e narrative designer nel campo dei videogiochi

https://giadazavarise.com/

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