Banana: la vita giocata “alla brasiliana”

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Il protagonista di Banana, film italiano del 2015, si chiama Giovanni, ha 14 anni, è cicciottello, imbranato, abita nella periferia romana, ed è innamorato di Jessica, compagna di classe bella e dannata, destinata alla bocciatura. Il regista Andrea Jublin lo mostra nel suo quotidiano: casa, scuola, campetto. Solo che questo mondo è così reietto, anzi no, reietto sarebbe da film della Roma pasoliniana, meglio “insulso” in senso etimologico: manca di sale. E di sogni.

Giovanni cerca il sale nella sua personale filosofia: vivere la vita “alla brasiliana”, come chi gioca a calcio con fantasia, rischio, sognando non tanto la vittoria, ma il bel gioco, quello che manda i tifosi in delirio. Indossa sempre la maglia verdeoro della seleção e sia per questo motivo cromatico, sia perché ha il piede “a banana” e non ne azzecca una quando esce dal ruolo di portiere per andare all’attacco, tutti lo chiamano Banana.

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In questa “commedia dolorosissima, un excursus amaro e tragicomico nell’Italia di oggi, con punte di cattiveria degne della tradizione monicelliana” (Paola Casella, MyMovies), i genitori, la sorella, gli amici di Banana, hanno già rinunciato a camminare prima di capire che strada prendere. Ma c’è un personaggio, oltre a Banana, che ci interessa particolarmente per il nostro blog, ed è la sua insegnante di lettere: la Colonna, interpretata da una Anna Bonaiuto che dire straordinaria sarebbe un eufemismo.

Nomen omen, la Colonna è una cinquantenne statica, rigida, anzi, irremovibile nel suo sarcasmo diretto contro ogni essere le capiti a tiro: studenti, genitori, colleghi, camerieri. L’unico a poter sostenere il ph acidissimo di questa donna è il preside. I dialoghi, sapientemente, giocano sul dubbio: “c’era qualcosa oltre l’amicizia tra questi due…?”. Non lo sapremo. Finisce l’ennesima lezione, in cui la Colonna sputa veleno sulla classe, e il preside, chiamandola Francesca, prima le dice che è detestata, che vogliono cacciarla dalla scuola, e poi le ricorda com’erano da giovani, quando insieme andavano a piantare le roselline in giardino. Intravediamo una persona diversa. “A me non piace nessuno… È che vedo solo cose brutte”, sigilla lei.

Banana progetta un “corso di recupero accelerato” per salvare Jessica dalla bocciatura, e averla così in classe anche l’anno prossimo. Tuttavia, le prime interrogazioni della compagna con la Colonna si rivelano un disastro, perché  Banana si fa sempre scoprire mentre suggerisce. Durante una sua partita a calcio, il regista cambia inquadratura e mostra l’insegnante seduta in un roseto: c’è il sole, i fiori sono splendidi, bianchi, gialli, rosa, ma la donna concentra il suo sguardo appena su una rosa rossa già appassita, assaltata dagli insetti. Solo cose brutte.

In questo climax di acidità, il preside le regala una scatola di legno, intarsiata. Lei la apre lentamente, poi  fa due occhi così quando vede che dentro c’è una pistola, completa di proiettili. È, letteralmente, una sparata del suo amico? La Colonna non dice nulla,  e lui:

“Secondo me, al punto in cui sei, hai due soluzioni: o smetti di frignare, ingoi la porzione di fango che spetta ad ognuno, ogni giorno, ringraziando anche di essere viva, oppure… io non ti posso più vedere così!… Francesca… sta’ seduta un po’ più dritta con la schiena!”

La sera stessa, il preside suona il campanello a casa della professoressa: “Sono Giorgio!” grida dal pianerottolo, il tono preoccupato. È andato a riprendersi la pistola, apre una stanza, poi lei stessa gli indica dov’è. Giorgio si siede ansimante con la scatola tra le mani.

“Io ho capito… tu vieni dall’alto. Ti avvilisci, ti arrabbi, quando vedi che gli altri sono… quello che sono. Io invece è come se venissi da un mondo più basso, e per questo mi riempio di stupore appena m’accorgo di qualcosa …”.

S’interrompe, si alza, e finalmente: “sono così contento che non l’hai…” usata, non c’è neanche bisogno di dirlo. Il preside si è pentito del suo gesto, estremo se vogliamo, ma forse l’unico possibile con una donna, un’amica con tale scorza beffarda, tale senso dell’humour devastante. La risposta di lei, infatti, è insieme semplice e geniale:

“se me ne vado anch’io, non mi resta più nessuno.”

Giorgio esce, lei chiude la porta e vi appoggia la testa, in un momento di fragilità. I suoi “no” al mondo continuano imperterriti, anche a una richiesta d’aiuto, di un consiglio, da parte di Banana – che nel frattempo non sa come comportarsi con Jessica, alla quale ha promesso qualcosa di speciale.

Anche nell’ultima interrogazione decisiva, sul Piccolo Principe, la Colonna scopre il piano di Banana per suggerire e lo manda dal preside… ma stavolta “scatta” un interruttore dentro di lei. Lascia la classe in attesa, segue il ragazzo in corridoio, come per togliersi un dubbio:

“Perché rischiare così? Lei è già sospeso. Guardi che Jessica l’ha solo sfruttata, e non la vuole. ”

Giovanni/Banana, ingenuo eroe dei nostri tempi, le dà la risposta definitiva:

“Perché le ho giurato che non fanno tutti schifo.”

“Vai a casa, va’!”, lo perdona, passando dal “lei” al “tu”…

Insegnante e studente si guardano, per un attimo, e forse la lezione, questa volta, gliel’ha data lui. La Colonna si appoggia alla finestra, il preside la guarda sconvolto: sta sorridendo. Allora le chiede: “Cos’hai, stai male?”. Lei non dice nulla, ma per tutta risposta ritorna in classe con un’espressione beffarda in viso. Tutti aspettano il voto a Jessica in religioso silenzio:

“6, al posto”. Incredulità generale. Come a giustificarsi, annuncia: “oggi non desidero che nessuno muoia”.

Banana gioca con la maglia numero 10, quella dei campioni,  e 10 sarà il voto che otterrà il  suo tema sulla felicità. All’ultimo minuto del film, come se fossimo all’ultimo minuto di una partita di calcio, scopriamo che la palla calciata dal maldestro protagonista arrivava nel roseto della presidenza, ed era la Colonna a restituirla sempre scoppiata… ora lei sente il rimbalzo della palla, esce, si aggrappa al corrimano (ha una bellissima rosa accanto), fissa lo sguardo a terra, poi in alto. Viene inquadrato il filo spinato. I ragazzi  gridano, il tempo è come sospeso. La palla cade dall’altro lato rimbalzando, integra. Silenzio in campo, come prima in classe. Tutti si voltano a guardare Banana. Che non ha fatto gol, ma sente gli applausi dello stadio dentro di sé: allora, guarda noi spettatori con un classico camera-look, gli occhi increduli e felici.

(Valentina_SOPRoxi)

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