Un insolito binomio di amore e morte – Harold e Maude

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[blockquote author=”Maude” link=” target=”_blank”]A un sacco di gente piace essere morta, però non è morta veramente… è solo che… si tira indietro dalla vita, e invece bisogna, bisogna cercare, correre i rischi… soffrire anche magari… ma, giocare la partita con decisione![/blockquote]

Credo che pochissimi film abbiano trattato la morte come una favola in nero, con humour e leggerezza. Meno ancora hanno mostrato un amore tra un diciottenne e un’ottantentenne, sfidando le leggi non scritte di un abissale divario anagrafico.

Sto parlando di Harold e Maude, uscito nel  1971, diretto da Hal Ashby. Ricordo di aver iniziato a vederlo senza avere idea di che tipo di film si trattasse. Una storia come le altre, pensavo, un adolescente solitario con il suo giradischi e la dolce malinconia di Cat Stevens. E invece Harold nello scantinato s’impicca. Dopo vediamo la madre che passa indifferente accanto al suo corpo – vivissimo – come chi ci ha fatto il callo.

Non è l’unico suicidio che Harold inscenerà durante il film. Si annega e si spara, ma sempre per finta. È la sua maniera macabra ma forte di richiamare l’attenzione, di protestare verso un mondo che non capisce e non lo capisce. È chiaro che dopo questa scena, non si può che rimanere incollati allo schermo per capire dove andrà a parare la storia, quale sarà il ruolo dell’anziana donna nella locandina.

Maude strizza l’occhiolino a Harold durante un funerale – unico evento mondano da lui frequentato con un certo trasporto. I due diventeranno amici, lui forse attratto dalla prossimità (solo d’età) che Maude ha con la morte. Questa donna si rivela una bomba a orologeria piena di vita: ruba macchine, fuma il narghilè, suona il piano. Nel suo passato c’è Auschwitz, ma non si menziona altro. Allora Harold, che le confessa “io non sono mai vissuto… sono morto, qualche volta”, si arrende per la prima volta ai sentimenti. Ecco uno dei loro dialoghi, forse il più bello:

Maude lo incita a seguire il piacere più che la morale, e soprattutto a non temere la sua diversità, la paura di mostrarsi diverso. Quando la madre – neanche a dirlo oppressiva e conservatrice – gli propone un matrimonio combinato, Harold finalmente si ribella, comunicando che sposerà Maude.

Non farà in tempo. La sua amata ha deciso che ottant’anni sono sufficienti,  ed esce di scena in sordina. Il suo sereno suicidio non sarà invano. Harold ha assorbito la lezione e finalmente si allontana da un precipizio mentre balla e suona il banjo. Inizierà a vivere. Ed è stata la morte (reale) a insegnarglielo.

(Valentina_SOPRoxi)

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