A volte non basta il sapore della ciliegia

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Ospitiamo questa volta un contributo di due professioniste “esterne” a progetto SOPRoxi, ricordando a chiunque ci legga che invitiamo tutti alla condivisione di pensieri, parole e materiale in questa finestra sul mondo che è SoproxiBLOG.


Vincitore della Palma d’Oro a Cannes Il sapore della ciliegia è un’opera particolarmente significativa per l’intensità e la poesia con cui viene affrontato un tema estremamente delicato, quale il senso della vita, attraverso la messa in scena della ricerca, da parte del protagonista Badii (Homayon Ershadi), di porre fine alla sua esistenza e trovare qualcuno che seppellisca il suo corpo.

Sin dal suo incipit il regista pone lo spettatore in una posizione di attesa, accompagnata da un senso di inquietudine, attraverso le immagini di un paesaggio desertico rossastro e il rumore di ruspe che scavano la sabbia. Tre sono i personaggi ai quali Badii rivolge la sua richiesta. Il primo è un giovane soldato curdo di umili origini, il quale fugge terrorizzato. Il secondo, uno studente di teologia afghano, pur mostrandosi disponibile, offre risposte stereotipate di contenuto religioso, come “Dio da e Dio toglie”. Il terzo, un uomo anziano di origine turca è l’unico ad ascoltare Badii con sincera empatia. Conosce infatti questo desiderio di morte, da cui in passato era sfuggito grazie ad una rinnovata attenzione per la bellezza di alcuni particolari del mondo. Lo esorta quindi: “Cambia idea. Non hai mai guardato il sole al mattino? Hai visto la luna? Non vuoi più vedere le stelle né l’acqua di sorgente? Vuoi privarti del sapore della ciliegia?”. I tre interlocutori di Badii mettono in luce le diverse reazioni e i meccanismi di difesa messi in atto di fronte ad un atto angosciante come il gesto suicidario, che non può prescindere dalle dinamiche del mondo interno e dal contesto socio-culturale di appartenenza.

Con un sapiente gioco finale in cui il regista rappresenta la fragilità del confine tra realtà e finzione, non si svela il destino del protagonista ma è allo spettatore che si rimanda il verdetto finale, ponendolo di fronte alla responsabilità che ognuno di noi ha non solo del proprio destino, ma anche di quello degli altri.

Qualche volta, vogliamo ricordarlo, non basta il sapore della ciliegia per evitare un suicidio. Tuttavia un ascolto attento e rispettoso di un disagio possono essere fondamentali perché la minaccia di un gesto auto lesivo si trasformi in un passaggio doloroso, ma evolutivo, della vita.

Elisabetta Marchiori (Psichiatria, Psicoanalista, Padova)
 Lucia Marchesini  (Psicologa, Verona)

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Una risposta a “A volte non basta il sapore della ciliegia”

  1. Avatar soproxi
    soproxi

    È morto Abbas Kiarostami: grazie maestro, per la tua arte e per come hai saputo parlare di suicidio.

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