Camillo Sbarbaro | Vita

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Ricordate la canzone di Violeta Parra, di cui abbiamo raccontato tempo fa in questo blog: “Grazie alla Vita che mi ha dato tanto”?

In questa poesia che proponiamo oggi 10 settembre, Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, Sbarbaro crede invece che la vita gli dia ben poco, un pugno di mosche.

Alla fine dell’ultimo verso risuona però un “t’amo, Vita”.

Qual è la risposta, qual è lo scopo? Soltanto questo. Anche quando amo suona come amaro.

Ed è più che sufficiente per continuare ad accendere le nostre candele.

Non, Vita, perché tu sei nella notte

la rapida fiammata, e non per questi

aspetti della terra e il cielo in cui

la mia tristezza orribile si placa:

ma, Vita, per le tue rose le quali

o non sono sbocciate ancora o già

disfannosi, pel tuo Desiderio

che lascia come al bimbo della favola

nella man ratta solo delle mosche,

per l’odio che portiamo ognuno al noi

del giorno prima, per l’indifferenza

di tutto ai nostri sogni più divini,

per non potere vivere che l’attimo

al modo della pecora che bruca

pel mondo questo o quello cespo d’erba

e ad esso s’interessa unicamente,

pel rimorso che sta in fondo ad ogni

vita, d’averla inutilmente spesa,

come la feccia in fondo del bicchiere,

per la felicità grande di piangere,

per la tristezza eterna dell’Amore,

per non sapere e l’infinito buio…

per tutto questo amaro t’amo, Vita.

Camillo Sbarbaro, da Pianissimo, 1914

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(Anna_SOPRoxi)

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