(…) A proposito dei suicidi, con compassione e sapienza Paolin lascia a ciascuno i propri inconoscibili demoni, gettando qualche luce soltanto su ciò che quei grandi hanno in qualche modo voluto mostrare del proprio viaggio verso gli inferi: niente psicologismi, niente pettegolezzi (come chiedeva Pavese nel suo biglietto d’addio) sulla morte, ma gratitudine per i padri-fratelli di scrittura che se ne sono andati dopo aver fatto, in un modo che è molto torinese, un “buon lavoro”: dopo aver dato poesia agli uomini. Una possibile salvezza per noi che li leggiamo e ce ne nutriamo, e per chi come Paolin continua a interrogarsi sul senso più vero del proprio scrivere. Con generosità, offrendo il proprio lavoro come un oste che prepara e serve un buon pasto, facendosi servo dei lettori: una servitù che è la forma massima di libertà.
(Dalla recensione di Anna Martini comparsa nella rubrica “Il libro del mese”)
Non contenti, abbiamo chiesto ad Anna di intervistare Demetrio Paolin per noi. Ecco, in tre parti, l’intensa riflessione fra scrittore e lettrice…
PARTE 1: Salgari, Pavese, Levi: la vergogna dello scrittore
PARTE 2: Lucentini: libertà è farsi servi
PARTE 3: Un gesto umano

Non fate troppi pettegolezzi di Demetrio Paolin,
LiberAria Editrice 2014, pp. 119, € 10,00
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