La Rosa di Gerico, dialoghi sulla Morte e la Speranza

Dialoghi sulla morte e la speranza con Suor Raffaella è uno spazio di confronto e riflessione.


La Rosa di Gerico è una pianta davvero particolare. Essa cresce nel deserto e riesce a sopravvivere a lunghi periodi di siccità, grazie alla sua capacità di “rinascere” quando anche una sola goccia di acqua arrivi a bagnarla.

È questa la condizione in cui si trova chi “sopravvive” alla morte per suicidio di un proprio caro o di un amico. Inizia infatti per queste persone un faticoso viaggio interiore, durante il quale, come “cercatori d’acqua”, dovranno trovare risposte a domande sul senso della vita e della morte, sul senso del dolore e della sofferenza, e una volta attraversata la “disperante” sofferenza, ridare speranza alla propria vita.

Quando il 30 aprile del 2009 mia sorella minore si tolse la vita, questo “viaggio” interiore ebbe inizio anche per me. Essendo una suora, questo fatto drammatico non poteva non toccare anche le corde più profonde della mia vita interiore e spirituale, del mio rapporto con Dio e con la fede.

Pensando all’immagine della Rosa di Gerico, posso dire di aver sperimentato io stessa quanto, attraverso la dimensione spirituale della vita, ciascuno di noi possa ritrovare quell’acqua, capace di far rifiorire la vita là dove sembrava impossibile.

Questo spazio nasce quindi allo scopo di offrire un luogo virtuale nel quale dialogare sul tema del rapporto tra fede, sofferenza e speranza.

Camminando insieme potremo sostenerci e condividere la fatica del viaggio alla ricerca della sorgente, ognuno con il proprio passo, con la propria spiritualità, con il proprio modo di credere e ricercare nella fede.

Chi desidera contattarmi per dialogare personalmente intorno a queste tematiche e fare insieme un pezzo di strada, può farlo tramite questa mail suorraffaella@soproxi.it. I nostri dialoghi verranno pubblicati in questa pagina così da offrire uno spazio di confronto e di riflessione per chiunque lo desideri e voglia dare un suo contributo (se desiderate che alcuni passi della vostra lettera restino privati segnalatemelo e non verranno resi pubblici).

Vi sono fin d’ora grata per quanto vorrete donarmi della vostra esperienza.
Suor Raffaella

11 Comments

  1. Graziella Mariella ha detto:

    Per caso sono arrivata qui. Ma forse il caso non avviene mai “per caso”. Belle pagine. Bellissima la rosa di Gerico, mi parlano di tante mie esperienze. Tornerò. Grazie.

    • Raffaella ha detto:

      Esatto! il caso non avviene mai “per caso”. Cara Gabriella, noi siamo qui, quando vuoi ripassa per raccontarci la tua esperienza.
      A presto!
      Raffaella

  2. Utente anonima ha detto:

    Cara Suor Raffaella l’immagine della rosa di Gerico mi ha molto colpita , mi ha fatto pensare alle lacrime che fanno germogliare la vita. Da quando mio figlio mi ha lasciata…[l’utente non ha fornito il consenso alla pubblicazione della lettera]…Non mi aspetto che Lei abbia una formula, un protocollo da seguire, ma ho bisogno di sapere come ha saputo elaborare nella fede l’intollerabile dolore per questo lutto inaccettabile.

    • Suor Raffaella ha detto:

      Carissima,
      mi colpiscono molto le sue parole. Ha colto perfettamente nel segno circa il significato che ho voluto dare alla Rosa di Gerico, perché è quello che è avvenuto nella mia esperienza; l’idea che lei mi ha offerto delle lacrime che possono diventare acqua che fa crescere la vita mi è davvero molto cara. Mi fa tornare alla mente la testimonianza di una sopravvissuta al camp di sterminio di Auschwitz che ho conosciuto alcuni anni fa; si chiamava Elisa Springer e così scrive nel libro che racconta la sua esperienza in riferimento al dolore, alle lacrime e alla presenza di Dio in mezzo a quella immane tragedia:

      “Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra, con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni dell’indifferenza. Ho visto Dio dare all’uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore. Poi… lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell’odio e dell’indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell’uomo e dagli incubi della notte che scendeva su Auschwitz. Lo avevo smarrito… insieme al mio nome, diventato numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l’inchiostro del male, e scolpito nella mente, dal peso delle mie lacrime… Lo avevo smarrito… nella mia disperazione che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall’indifferenza, mentre mi aggiravo fra schiene ricurve e vite di morti senza memoria. ”

      Ho ritrovato Dio… mentre spingeva le mie paure al di là dei confini del male e mi restituiva alla vita, con una nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti. Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità. Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime.

      Porto nel mio cuore questo testo dal giorno della morte di mia sorella Mara. Fu il primo pensiero che mi venne alla mente, mentre mi chiedevo dove fosse Dio in quel momento. Dio era lì, presente nel mio dolore e in quello di mia sorella, nelle mie e nelle sue lacrime.

      Il dolore per la separazione da mia sorella è stato davvero grande, il cammino per ritornare a sentirla ancora vicina e in qualche modo a “portarla dentro di me” è durato diversi anni. Mi ha aiutato molto pensare a ciò che la fede cristiana ci dice, ossia che un giorno ritroveremo quanti abbiamo amato, perché come dice San Paolo “solo l’amore resta”, e così sarà per chi abbiamo amato e continuiamo ad amare, anche se fisicamente non lo percepiamo più: resterà per sempre nel nostro cuore, attraverso il ricordo di quanto ci univa e di quanto ci siamo reciprocamente donati in questa vita.

      Carissima, ho voluto condividere con lei ciò che della sua mail mi è risuonato di più nel cuore. Come ha giustamente detto, non esiste in questo caso un protocollo da seguire, ma un cammino da percorrere. Per questo sarei davvero contenta di poter continuare con ulteriori scambi via mail.

      Come da lei richiesto non pubblicheremo la sua mail. Tuttavia, dal momento che questa pagina è nata per aiutare le persone che si trovano in difficoltà, sarebbe gentile da parte sua se si potesse pubblicare la mia risposta (naturalmente verranno tolti tutti possibili riferimenti alla sua persona).

      Assicurandole la mia preghiera, nella quale ha un posto speciale suo figlio, la saluto con affetto.

      Suor Raffaella

      • Utente anonima ha detto:

        Cara suor Raffaella spero di non aver fatto troppa confusione con le mie mail, ho difficoltà di connessione. Le reinvio il consenso alla pubblicazione delle sue risposte che per me sono state di grande conforto e lo saranno per altri. In questi giorni così difficili ho pensato alla religiosità delle donne della mia famiglia che invocavano Santa Rita nel dolore, la Santa del casi impossibili e della riconciliazione familiare. Questo lutto mi ha trascinato in una selva oscura, non solo non ci sono scorciatoie per il dolore ma mille sentieri fatti di senso di colpa, rabbia risentimento, invidia, in cui è facile perdersi. E le lacrime impediscono di vedere la strada verso l’amore nel quale ci ricongiungeremo. Vite di Santi come i miti classici , modelli di esistenze possibili. Spero di ricevere la grazia , la grazia si può chiedere?, della Fede e della pace del cuore, per poter attendere serenamente di ricongiungermi a chi amo infinitamente. Con affetto . A presto

  3. Lorena ha detto:

    Gentilissima Suor Raffaella lei ha un nome a me molto caro.. Quello di mia sorella morta a 32 anni dieci anni fa e che io piango e rimpiango ogni attimo della mia vita. Mi sono sentita abbandonata, tradita da chi credevo mi volesse bene più di tutti , il mio Dio.. L’ho supplicato tante e tante volte volte di prendere me che avevo e ho 11 anni più di lei, lei mi ha lasciato un bimbo di 5 anni , Dio non mi ha ascoltato anche se io ho gridato molto .. Mi sono anche ammalata dopo di quei due anni faticosi, ho fatto sacrifici per lei e ne rifarei di più .. pur di averla, ma niente, se ne è andata in un pomeriggio dopo un faticoso ciao e due baci. La frase : se avessi saputo che quello era l’ultimo abbraccio ti avrei stretta più forte.. Mi si appiccica addosso. Credo che lei mi sia vicina, anche ora per caso ho trovato questa pagina in un momento di grande sconforto perché i problemi sono tanti , piango e non ho ancora accettato la sua mancanza. Sono sicura che lei me l ‘ ha fatta trovare per farmi sorridere, per confortarmi. Quanti momenti felici con lei. Ora la vita è così insipida senza gioia. Ho cresciuto mio nipote e sono contenta di lui ora ha 16 anni ed è un bravo ragazzo , cresciuto con gli altri due miei figli una ragazza di 28 e un ragazzo di 18 . Dio mi ha dato tanto ma mi ha tolto troppo. Prego molto ma non riesco a farlo in una chiesa durante la messa, amo il silenzio , il dialogo personale con Lui. Una volta un frate della congregazione di Padre Pio mi ha detto che non si può essere arrabbiati con Dio.. Ma io lo sono e mi sento abbandonata. Da poco anche mio padre mi ha lasciato, ma lui mi manca in un altro modo, dolce , affettuoso ha vissuto una vita lunga anche se ha perso la figlia non ha mai perso la fede.. È’ diverso. La morte non è niente .. È’ una delle mie letture preferite, so che è così la vita dopo il nostro cammino terreno. , ma ci sono momenti in cui vorrei raggiungere la mia Raffa . La ringrazio di cuore di avermi ascoltata e grazie . Lorena

    • Raffaella ha detto:

      Cara Lorena, grazie per la tua condivisione sincera e profonda. Leggendola ho pensato alla vicenda di Giobbe nella Bibbia, il quale, ad un certo punto, dopo aver patito mille tra dolori e sofferenze personali, si sfoga dicendo di essere stufo di questo Dio che non lo aiuta, che non cambia la sua situazione e lascia che le sue sofferenze continuino. Dio accetta le parole di protesta come quelle di Giobbe, il quale si ribella alla situazione di disgrazia che si è abbattuta su di lui e grida a Dio anche la propria rabbia. Anche noi, cara Lorena, non dobbiamo avere timore di esprimere davanti a Dio i sentimenti più difficili. Chi più di Lui è capace di portare la rabbia che proviamo? Di accoglierci in ogni momento, così come siamo? Non dobbiamo pensare che essere arrabbiati significhi fargli un torto. Dio sa perfettamente quale sia il contenuto delle nostre preghiere, conosce la sofferenza presente nel sentimento di rabbia e nel senso di abbandono che abbiamo provato o proviamo.
      Anche per me affrontare i sentimenti negativi per quanto accaduto (rabbia compresa) non è stato facile. Però, con il passare del tempo, la rabbia verso Dio e il senso di abbandono, sono andati scemando fino a scomparire, proprio perché sentivo di potergli esprimere con fiducia tutti i miei pensieri e stati d’animo, e così ho fatto molte volte nella preghiera, nei momenti di silenzio e solitudine, proprio come fai tu. Oggi so che Dio è vicino a me più di quanto io riesca a pensare, più di quanto, prima del grande dolore per la morte di mia sorella, io abbia mai potuto pensare. In questo ultimo periodo sto scoprendo, anche grazie a Soproxi, quanto sia importante imparare a guardare quello che di bello ci viene quotidianamente donato: sono gli affetti sinceri, gli abbracci degli amici, i gesti di gentilezza donati e ricevuti, l’alimentare l’amore verso gli altri e verso se stessi.
      Questi sono gli atteggiamenti che coltivo anche nella mia preghiera, perché nel mondo, se è vero che c’è tanto dolore, c’è anche tanto di bello da vivere e per cui ringraziare gli altri e Dio. Ti invito a fare altrettanto, avvertirai aprirsi inaspettati scenari di gioia…
      Un abbraccio e un saluto dal cuore, con una preghiera per te e la tua carissima Raffa.
      Suor Raffaella

  4. Gina ha detto:

    Mi trovo nelle stesse codizioni della persona che le ha scritto “Raffaella”. Ho perso la mia mamma tre anni fà e non riesco a darmi pace, non riesco a pensare di non sentire più la sua voce, di non vederla seduta sul divano che mi aspetta, delle telefonate che ci facevamo almeno tre volte al giorno per sapere se tutto andava bene. Ho vissuto con le la tragica scomparsa di mio padre che ci ha lasciato 33 anni fà e adesso non riesco a condividere questa ia tragedia con nessuno. Durante la notte la chiamo vorrei sapere come stà per rassicurarmi che stia bene e dopo poco mi dico che la mia mamma è accanto al Signore perchè Lei era una donna molto buona e molto religiosa. Chiedo spesso aiuto al Signore vorrei non piangere più perchè la mia mamma mi diceva “se piangi le persone che sono venute a mancare non trovano pace, devi lasciarle andare…… “ma io non riesco a lasciare andare la mia mamma. Lui

    • Raffaella ha detto:

      Carissima Gina (Luigina),
      le dico subito che dimenticare chi abbiamo amato e ci ha amato è praticamente impossibile e nemmeno sarebbe giusto tentare di farlo. Tutto quello che abbiamo ricevuto: l’amore, la gioia, le risate, la vita (come nel caso in cui sia un genitore a lasciarci) vanno conservati nel cuore come i doni più preziosi che l’esistenza possa offrirci. Nella mia esperienza personale ho trovato piano piano la forza di trasformare il dolore per l’assenza dei miei cari in presenza, la mancanza in dono, le lacrime in sorriso. Come? Donando a quanti incontro l’amore ricevuto, la gioia sperimentata con le persone importanti della mia vita e che non ci sono più.
      Mi dice che sua mamma era una donna buona, ha mai pensato a quanto sarebbe bello ricordarla, vivendo ogni giorno con bontà e donando ad altri l’amore che la sua mamma le ha regalato quando era in vita? Le lacrime verranno ancora e anche il dolore… ma “trasfigurate” dall’amore, potranno persino in alcuni momenti esserle di conforto.
      Non si tratta, quindi, di dimenticare, ma di amare…
      Carissima, sarei davvero felice di sapere cosa pensa delle mia condivisione. Dal momento che accenna alla morte di suo padre, avvenuta in modo tragico, se desidera possiamo parlare anche di quella, ho l’impressione che le pesi ancora sul cuore…
      Un caro saluto.
      Suor Raffaella

  5. marcella ha detto:

    Buon giorno suor Raffaella, io sono sempre alla ricerca di quell’acqua per far rifiorire la mia vita quando il mio pensiero si rattristisce ((succede spesso) pensando ai miei cari che mi hanno lasciato non per volontà loro. Sono andata alla ricerca di libri che mi potessero consolare e in parte ci sono riuscita. Non sono così disperata , sarà ance il tempo, ma ancora non riesco a trattenere le lacrime quando penso alla nonna al papà e a mio fratello, come proprio in questo momento che le scrivo. Sedici anni fa morì mi fratello e io, chiedo a volte a lui in qualche modo di farmi sentire che lui c’è anche se in un’altra dimensione. Mi creda in seguito a questa mia richiesta accade qualche cosa di inspiegabile. Lo ringrazio e con lui il Signore che Le permette questo .Volevo chiederle se sono una sognatrice ho se ciò sia possibile. La ringrazio

    • Raffaella ha detto:

      Cara Marcella,
      non riuscire a trattenere le lacrime, ricordando coloro che ci hanno lasciato, anche a distanza di anni, è del tutto normale.
      Capita anche a me, specilmente in quei momenti in cui ripenso con nostalgia alle tante cose belle vissute e condivise insieme a chi non c’è più.
      La morte di chi abbiamo amato, infatti, non cancella il legame sperimentato con loro quando erano in vita. Come ha detto lei, anche io sono convinta che il rapporto e il dialogo con i nostri defunti possa continuare anche al di là della morte fisica. Essi ci sono vicini in modo particolare quando ci troviamo in situazioni di necessità.
      Quanto le dico non è estraneo a molte culture ed è visione comune in diverse religioni. Pensatori e teologi antichi e moderni vi hanno lungamente riflettuto e hanno scritto pagine stupende in merito al rapporto con i nostri defunti.
      Le lascio un testo che mi piace in modo particolare e che sento profondamente vero:

      La morte non è niente (Henry Scott Holland- Teologo britannico)

      La morte non è niente.
      Sono solamente passato dall’altra parte:
      è come fossi nascosto nella stanza accanto.
      Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
      Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
      Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
      parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
      Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
      Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
      di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
      quando eravamo insieme.
      Prega, sorridi, pensami!
      Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
      pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
      La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
      è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
      Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
      Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
      Rassicurati, va tutto bene.
      Ritroverai il mio cuore,
      ne ritroverai la tenerezza purificata.
      Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
      il tuo sorriso è la mia pace.

      Spero che questo brano possa essere anche per lei fonte di speranza e consolazione come lo è per me.
      La saluto cordialmente, suor Raffaella

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