Stiamo organizzando l'undicesima edizione di Panta Rhei, sempre uguale e sempre diverso a se stesso. I tempi rimangono, il canovaccio delle pratiche rimane, cambiano i volti (alcuni), cambiano le stagioni, cambiano i vissuti (a volte si e a volte no). Rimane il desiderio di condivisione, di trovarsi e ritrovarsi.

Venite, tornate, noi ci saremo.

Pánta rhêi è una esperienza residenziale che Soproxi organizza periodicamente per permettere a persone che vivono un lutto da suicidio di incontrarsi, condividere, supportarsi e riflettere sulla propria esperienza personale, il tutto mediato dalle pratiche di Mindful Self-Compassion. Si tratta infatti di un fine settimana da dedicare alla riflessione, nel tentativo di rivedere quanto già fatto con nel proprio percorso di lutto da suicidio, tra deviazioni, scorciatoie o lunghe pause di attesa. Nonostante la perdita sia una costante della nostra esistenza, l’impatto con la morte volontaria, inattesa e imprevedibile, attiva processi di identificazione con chi scompare e con chi resta.

Pánta rhêi è un’opportunità per riflettere sulle nostre emozioni, su come e quanto siamo in grado di accoglierle e viverle. Il percorso del cambiamento è faticoso e richiede tempo, talvolta si cerca di rinviarlo, rifugiandosi nel passato. Nell'affrontare questa perdita significativa il nostro mondo interno deve essere riconsiderato secondo forme nuove, partendo dalla consapevolezza dell’accaduto e vivendo le emozioni ad esso correlate. Questo seminario prevede l’alternarsi di pratiche, per coltivare la consapevolezza in modo compassionevole, così come è praticata nei percorsi mindfulness-self-compassion-based, che contemplano sia la consapevolezza corporea che mentale, oltre a momenti di silenzio. Le pratiche prevedono momenti di tipo dialogico oltre a condivisioni e interazioni di gruppo che offrono uno spazio intimo e un attento ascolto alla relazione e all’esperienza dei partecipanti. L’intenzione sottesa a Panta rhêi è di promuovere un’attenzione consapevole alla nostra presenza, alla nostra mente ma anche al nostro cuore, per un vivere radicato nel presente in armonia con noi stessi, con gli altri e con il mondo.

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Cos'è la Mindfulness. Il termine Mindfulness è traducibile dall’inglese come “consapevolezza o presenza mentale”, indica “una modalità di prestare attenzione, momento per momento, intenzionalmente e in un modo non giudicante” e consiste in un metodo finalizzato alla riduzione del dolore e delle sofferenze sia a livello fisico che psicologico. Vivere nel presente è l’essenza delle pratiche di consapevolezza che ci orientano ad accogliere con gentilezza e senza giudizio qualsiasi situazione interna o esterna.

Con la self-compassion offriamo a noi stessi un atteggiamento di comprensione non-giudicante nei confronti delle nostre inadeguatezze ed errori comprendendo la nostra fallibilità nel più largo contesto dell’esperienza umana. Essere capaci di provare compassione nei confronti di se stessi migliora la capacità di provare compassione nei confronti degli altri, perché porta a riconoscere l'interconnessione con le similitudini negli altri.

E’ proprio la vita stessa con il suo bagaglio di incomprensioni, di sofferenze, di perplessità e di intensità diverse ad essere il laboratorio per scoprire e rinnovare questa capacità di vivere pienamente la pluralità delle nostre esperienze; una consapevolezza gentile ci porta a riconoscere le radici della compassione verso se stessi e gli altri.

Leggi l'intervista a Leslie Palumbo nell'Expert Corner, parla proprio del ruolo della Mindfulness nel supporto a persone in lutto per un suicidio.

Per assaggiare l'atmosfera di Panta Rhei dai un'occhio ai video delle edizioni precedenti cliccando sulle locandine nella colonna qui a fianco.

Ecco il programma di Panta Rhei 11

Se desideri partecipare a Panta Rhei 11 iscriviti compilando questa SCHEDA di iscrizione

Arrivederci

La prossima edizione di Pánta rhêi si terrà il 23 e 24 novembre 2019.

 

40 Comments

  1. Giovanna A ha detto:

    Interessante, coinvolgente, arricchente.
    Tranne in alcuni momenti, in cui ho avvertito il gran dolore che mi circondava e mi “prendeva nelle ossa”, sono riuscita ad esprimermi e a cogliere i suggerimenti, le modalità delle pratiche, mi sono sentita parte del progetto.

  2. Sofia N ha detto:

    Alla fine del weekend ci hanno chiesto di descrivere questa nostra esperienza con una parola. Ho scelto “schiarire”. Panta Rhei 10 mi ha permesso di vedere il mio orizzonte più chiaro, con più speranza e fiducia. Conoscevo già la Mindfulness ma non ero mai riuscita a praticarla con qualcuno come guida, e ho intenzione di proseguire con questo tipo di meditazione per poter migliorare la mia vita in generale. Il team di Soproxi ci ha accompagnato in maniera gentile e serena in ogni pratica, senza alcuna pressione. Ho apprezzato il loro rispetto verso il silenzio e le parole di ciascuno. Ogni contributo era seguito da domande per permettere alla persona di riflettere piu a fondo, ma senza alcuna costrizione. Ognuno era libero di essere come meglio si sentiva. Non era facile gestire il profondo dolore che si percepiva nella stanza, e il livello di profondità a cui si andava con la meditazione, eppure ogni partecipante ha provato del suo meglio. Sentivo lo sforzo collettivo, sentivo la voglia in generale di andare avanti, di stare meglio. Questa forza mi ha permesso di credere in noi, in me, nella mia famiglia. Per questo vedo un orizzonte più sereno.


  3. Stefano M ha detto:

    Molto impegnativo e drammatico raccogliere le disgrazie di tutti i partecipanti.
 Bello poter condividere il proprio dolore
. Bella l’ultima ora con la domanda “cosa vuoi fare tu per te per stare bene che ti fa piacere”
Carini e teneri tutti  partecipanti – i docenti – e gli assistenti.

  4. Ilaria R ha detto:

    Come sapete, ho maturato piano piano la decisione di partecipare per la terza volta a quest’esperienza, perché lo ricordavo come un percorso molto positivo, ma emotivamente davvero molto carico e impegnativo. In un primo momento non mi sentivo pronta. Ma a farmi cambiare idea è stato proprio percepire il rischio di lasciare piano piano scivolare nel fondo le tante emozioni e paure legate alla mia condizione di “sopravvissuta” …con l’incredibile ripetersi nella mia famiglia di un suicidio questa estate ho sentito il bisogno di ripetere anche l’esperienza di Panta Rhei, soprattutto per ritagliarmi uno spazio tutto mio, confrontarmi (di nuovo) con persone che condividono un dolore davvero particolare, aprirmi agli altri e “offrire” il mio vissuto, che nella vita quotidiana resta quasi sempre “tutto mio” e raramente esce dalla mia sfera privatissima. Adesso, a posteriori, ho l’impressione di essere tornata a Panta Rhei con lo spirito di “nutrire” il mio dolore, attraverso il dolore ma anche l’energia degli altri. Ho avuto conferma che il dolore, anche a distanza di 10 anni dal lutto principale di mio padre, non passa: mi ha sorpreso la pratica sull’ emozione prevalente al momento della perdita; le emozioni erano ben vive, mescolate e mi hanno chiuso il respiro….
    In alcuni momenti mi sono distratta soprattutto il sabato mattina, forse ho sentito un po’ di stanchezza. Ma in generale ho assorbito tanta positività e voglia di rinascita: questa volta ho sentito nella stanza più la vita che la morte, come è ben emerso dal testo della canzone incredibilmente scritto collettivamente in pochi mm!
    Se dovessi scegliere una parola adesso per sintetizzare questa nuova esperienza direi: cambiamento.

  5. Antonia G ha detto:

    È stata sicuramente un’esperienza positiva, anche se molto faticosa e dolorosa. Sono stata” costretta” a condividere apertamente con gli altri il mio dolore, a parlare di quello che provavo ed ho provato… neanche con me stessa ero prima riuscita ad essere così sincera .

  6. Fabrizio S ha detto:

    L’esperienza a Panta Rhei 10 è stato un’altro passo in avanti nell’accettazione del suicidio di mia moglie; una presa di coscienza che la vita può essere vissuta ugualmente anche senza la mia Compagna di una vita; un punto di ripartenza, una ripartenza fiduciosa; la constatazione e la conferma che potrò in qualche modo essere di aiuto per i miei figli se prima aiuto me stesso.

  7. Paolo P ha detto:

    E’ stata una esperienza che credo mi rimarrà impressa perchè mi ha indicato una via.
    Ho imparato alcune cose che, nonostante avessi in qualche modo già esplorato, si sono palesate non in teorie, ma nella esperienza vissuta e si sono armonizzate tra loro. Le principali sono il valore della consapevolezza per attraversare le emozioni come paura, rabbia e senso di inadeguatezza, il valore del prendersi cura di se stessi, la necessità di non giudicare e rifiutare alcunchè durante la mindfulness.
    Guardare e parlare con persone che soffrono come e più di me, riconoscersi in storie personali o poesie che ci accomunano mi ha fatto sentire parte di una umanità con un carattere di fratellanza che avevo dimenticato.

  8. Gaspare DM ha detto:

    Sono tornato a Pantha Rei con l’obiettivo di avere una maggiore dimestichezza con le pratiche di mindfulness. Mi ero reso conto infatti che, dopo i primi tempi, avevo perso abitudine ad utilizzare queste tecniche.
    Ma Pantha Rei non è un seminario ma una esperienza di vita e la vita ci porta ben oltre a quello che si può programmare, progettare o semplicemente immaginare.
    E questa volta sono stato un po’ travolto dalle storie dei miei compagni di viaggio.
    Le nostre storie. Come una di loro mi ha detto: “è davvero tanta roba …”

  9. Giorgia B ha detto:

    Penso che sia stato utile, anche se abbastanza difficile x me che mi approcciavo x la prima volta a pratiche simili. Avrei gradito più momenti di dialogo tra i partecipanti .

  10. Domenico D ha detto:

    Ho partecipato a Panta Rhei 10, avevo già una idea “teorica” di cosa fosse la mindfulness, ma farne esercizio è un altra cosa.
    E’ stata una esperienza senz’altro utile, che sta iniziando piano a dare qualche risultato, nel fatto che mi prendo dei momenti in cui riancorarmi al presente. Spero di riuscire a continuare.
    L’incontro con gli altri partecipanti al weekend è stato positivo. Mi spiace di non essere riuscito a condividere molto delle emozioni provate, ma ancora parlarne in pubblico mi riesce difficile. E comunque parlare in pubblico per me è sempre stato un problema…mi stupisco ancora di riuscire a portare le parole di Antonella in giro. Nei gruppi più ristretti le cose sono sicuramente andate meglio.
    L’unica cosa che mi sento di dire a proposito della organizzazione, è che a me è sfuggita la ratio dietro le pratiche “musicali”. Magari per voi è ovvia, ma a me rimane qualche dubbio.

  11. Deborah DS ha detto:

    Con Panta Rhei 10 ero alla seconda partecipazione. Un esperienza intensa, una comunione assoluta con tutto e tutti i presenti,un tuffo nelle emozioni intense …Sono stata bene, e lo sapevo già.Mi porto tutti nel cuore.. le storie e le sensazioni correlate. Non ho molte parole per dire come mi fa sentire ..ci provo…Una sorta di sentirsi tutt’uno con tutti coloro che erano lì.
    Voi tutti poi che vi prestate a portare avanti questo progetto su misura per noi ,per me siete la prova che esiste il buono nelle persone che va oltre il materialismo
    È una esperienza laica, d’accordo, ma ricca di spiritualità come poche

  12. Silvia N ha detto:

    Probabilmente in altri contesti non mi sarei approcciata alla Mindfulness con l’interesse e la motivazione con cui ho affrontato il weekend a Panta Rhei 10. Non è stato semplice ascoltare e non essere travolti dalle storie degli altri partecipanti. Nel complesso,sono tornata a casa molto più consapevole delle mie sensazioni nei confronti del dolore che ho provato e provo; credo di aver capito di poter gestire meglio le mie emozioni anche se la meditazione è, per me, molto difficile. Penso mi eserciterò in questa pratica nel quotidiano anche per ricavare del tempo per me stessa.
    Al ritorno a casa devo dire che mi sono mancate molto le persone, i luoghi e le pratiche ( in quanto appuntamenti regolari) nonostante tutti (persone, luoghi e attività) fossero, fino a 48h prima, estranei alla mia vita. Sarei voluta tornare là.
    Penso potrei ripetere l’esperienza, questa sicuramente mi ha lasciato molto.
    Grazie.

  13. Stefano R ha detto:

    Panta Rhei 10 è stata un’esperienza incredibile e fuori dal comune, direi che ci sono solo aggettivi positivi!
    un grazie sincero al Dr Paolo Scocco, Collaboratori e Volontari: avete fatto un GRANDE E BELLISSIMO lavoro…un grazie anche a Tutti i Partecipanti di questa 10ma edizione: e’ stato illuminante conoscerVi …mi piacerebbe rimanere in contatto con tutti…ho i contatti di Stefano, Deborah e loriana ma mi piacerebbe avere quelli degli altri partecipanti…
    finalmente sono riuscito a piangere in modo liberatorio, imparare la pratica del respiro e le altre vissute insieme…certamente mi sono utilissime nel quotidiano avere l’incontro settimanale con il Dr Scocco rimane un punto fermo mi ha impressionato -positivamente- la facilita’ della condivisione fra noi…anche la mia…prima di venire non ci avrei mai scommesso
    certo aver visto morire Sara rimane e rimarrà’ un dolore per tutta la vita ma ora so di avere dei compagni di viaggio con i quali condividere la sofferenza…spero di poterli incontrare al di fuori di questa esperienza
    oggi mi iscriverei al prossimo Panta Rhei con mia moglie Antonia proprio per rivivere le varie pratiche e la condivisione libera senza barriere
    GRAZIE ancora

  14. Giuliana E M ha detto:

    E’ la seconda volta che partecipo a Panta Rhei, mi sono ritrovata nei luoghi, con gli altri partecipanti, con gli organizzatori, come con degli amici a casa.
    E’ stato bello, anche se avevo già fatto il percorso, mi è sembrata lo stesso una esperienza nuova e arricchente.
    Mi ha messo in contatto con il mio dolore, con mio figlio che non c’è più, con tutto l’amore che provo per lui, sempre.
    Però mi ha messo in contatto anche con l’altro mio figlio e mi ha fatto comprendere la parola “noi”, riferita a me e a lui.
    Ho percepito che il mio Gio è nel profondo del mio cuore, ma che nel presente c’è mio figlio Carlo, che siamo noi adesso, e questo per me è stato molto importante. Essere riuscita a lasciare andare Giovanni e a sentire prepotente il bisogno di fare delle cose buone per Carlo, di dividere con lui delle esperienze.
    Non è facile vivere le relazioni familiari, quando si rimane così… senza un figlio, perché si è tolto la vita.
    Bisogna ricostruire, cambiano gli equilibri, si creano nuove relazioni, e non sono cose automatiche, ci vuole del tempo.
    Questi giorni di meditazione, mi hanno fatto affiorare prepotente questo pensiero, questa emozione. Che Carlo è la vita. che per me c’è solo lui adesso.
    Mi porto a casa questo, dall’ultima edizione di Panta Rhei, e per me è tanto.

  15. Caterina T ha detto:

    L’esperienza a Panta Rhei è stata Intensa. Molti degli esercizi di meditazione sono serviti. E’ stato molto utile condividere questi momenti con altre persone che avevano un vissuto molto simile. Alcune delle conversazioni /mediazioni guidate sono state molto utile per incominciare un percorso di riflessione. Ho trovato che ci fosse un giusto bilancio tra le varie componenti del weekend.

  16. Gaspare DM ha detto:

    Per me Panta Rhei 9 è stata una esperienza totalmente nuova non avendo mai fatto esperienze di meditazione (ed anche discipline orientali) se si esclude qualche esperienza di preghiera in un percorso spirituale di oltre un anno che ho voluto sperimentare dopo la tragedia.
    Non avevo focalizzato il tipo di pratiche e sono arrivato quindi sostanzialmente impreparato; questo credo sia stato un grande vantaggio per godermi l’esperienza un po’ con la meraviglia del bambino.
    L’esperienza è stata molto positiva e la possibilità di confronto con gli altri sopravvissuti davvero ‘compassionevole’, ognuno con le proprie peculiarità ma con problemi e reazioni spesso simili ai miei o che spesso sono stati i miei.
    Per me è stato anche molto faticoso; la vita che conduciamo è sempre ‘altrove’, impegnati nella quotidianità e lontani da noi stessi e lontani dal tempo attuale, spesso tentando di ricostruire i nostri pensieri come mattoncini lego per dare un senso alla vita passata o tentare di ipotizzare una vita futura con pochi mattoncini messi lì alla rinfusa ma mai nel presente. Mi vedo con la psicoterapeuta solo un’ora ogni due settimane: trovo troppo faticoso vederci ogni settimana.
    Direi che tutti gli obiettivi che mie ero posto sono stati ampiamente superati: ho pensato molto più al presente in questi quasi 10 giorni trascorsi. Un grande risultato. Grazie

  17. Tiziana A ha detto:

    L’esperienza è stata davvero forte e ricca di emozioni. Credo ora di essere in fase di rielaborazione

  18. Mauro ha detto:

    Panta Rhei 9 è stata una esperienza di cui posso solo ringraziarvi anche se parecchi contenuti mi erano noti, è un privilegio ci sia una sensibilità del genere a Padova ,
    Al tempo stesso mi chiedo se esistano dei centri in cui si pratichi con frequenza self compassion in modo da continuare in gruppo questo processo che non può farci altro che bene.

  19. Lucia R ha detto:

    Ho partecipato a Pata Rhei 9, era la prima volta, da quando è morta Dora, mi sono sentita compresa. Ho sentito dire , dalle altre mamme, frasi che da mesi risuonano in me e questo mi ha fatto sentire meno sola. Non avevo mai meditato prima, perciò, è stata una nuova esperienza, non sempre facile, ma sicuramente mi ha fatto prendere consapevolezza di quanti pensieri la nostra mente produce e ” lasciarli andare” è ciò che mi sto ripetendo, soprattutto quando i pensieri sono dolorosi.
    I conduttori hanno contribuito a creare un ambiente accogliente e rispettoso nel quale mi sono sentita a mio agio. Un weekend non può , naturalmente, alleggerire la sofferenza, ma ti può aiutare ad apprendere delle tecniche da spendere nella quotidianità…un’altra sfida.

  20. Alice C ha detto:

    Panta Rhei 9?
    Esperienza molto toccante dal punto di vista emotivo, sia perché abbiamo rievocato certe situazioni sia per la condivisione delle nostro vissuto con gli altri. In una parola lo definirei un weekend liberatorio

  21. Marianna ha detto:

    Per me è stata un esperienza positiva. Ho apprezzato moltissimo la possibilità di parlare con altre persone che hanno avuto esperienze simili alla mia. Direi che le pratiche a volte sono state un po’ difficili, semplicemente perche non avevo nessuna esperienza con la meditazione, pero mi sono comunque sentita a mio agio.

  22. Daniela B ha detto:

    Panta- Rhei 9 mi ha reso ancora più consapevole della”realtà”che stò vivendo nel mio quotidiano,la vita va vissuta lo stesso imparando ad accettare quello che ti dà ,i cambiamenti non dipendono da noi ma dipende nello accettare con consapevolezza dei propri limiti.

  23. Sarah S ha detto:

    Panta Rhei 8 è stato molto interessante, un momento di stacco anche dalla vita frenetica di tutti i giorni consentendomi di potermi concentrare su quello che stavo attraversando senza dover ogni volta rimandare perché non c’è tempo, non c’è spazio ecc. Un momento per riscoprirmi e riscoprire le mie emozioni e portarle alla luce. Sentire le condivisioni degli altri epartecipanti e condividere a mia volta è stato liberatorio. Questa esperienza mi ha fatto anche incontrare delle belle persone e con alcune di esse anche di stringere un inizio di amicizia. Alcune delle tecniche di meditazione le ho messe in pratica anche nei giorni successivi.

  24. Giuliana E.M. ha detto:

    Sulla mia esperienza a Panta Rhei 8: Mi è piaciuto il posto, un ambiente accogliente e al tempo stesso umile e bello. Molte cose dette, viste e sentite continuano a produrre effetti nella mia mente, mi sarebbe piaciuto avere ancora del tempo da passare con gli organizzatori e i conduttori, vivendo a Milano per me questo è più difficile, e mi dispiace.
    Mi sono sentita capita e accolta nel mio dolore, immenso, mi è sembrato di intravedere una via per renderlo più sostenibile. Ho scoperto di avere, alla mia portata, uno strumento molto potente, il respiro, che mi può calmare e tranquillizzare quando voglio. Che non ho mai utilizzato prima.
    A volte, in questi giorni, mi capita di prestare attenzione al mio respiro, anche solo per pochi secondi – ad esempio, prima di incontrare delle persone di lavoro, ancora di più mio figlio maggiore, con cui ho una relazione spesso difficile -, e rendermi conto di quanto mi sia utile.
    Tornerò sicuramente alla prossima edizione, mi piacerebbe che venisse anche mio figlio Carlo, ma non credo che verrà.
    La consapevolezza di stare con quello che c’è ora, di trattare con gentilezza me e gli altri, di saper aspettare, quando il fuoco del dolore arde e può risucchiarti con la sua fiamma…..che se cambio il mio modo di pensare anche il mondo intorno a me cambierà. Che i nostri pensieri sono come le nuvole, vanno, vengono, tornano, a volte restano, anche per una settimana, e non ti fanno più vedere neanche il sole…ma poi vanno via.
    Tanti spunti, tante sollecitazioni che mi porto dentro, preziose, e che penso mi aiuteranno.
    Grazie davvero, accostarsi al dolore degli altri, a questo tipo di dolore in particolare, non è facile. Vi sono grata.

  25. Maria Lu ha detto:

    Ho partecipato a Panta Rhei 8, ed è stata un’esperienza molto intensa. Forse nel mio caso si tratta di un inizio. E’ stato molto intenso ascoltare gli altri, essere ascoltato e riflettere sull’assenza di giudizio. Forse sono più confusa di prima, ma i due giorni mi hanno aiutato a percepire una possibilità per un ascolto calmo e sincero di se stessi.

  26. Paola C ha detto:

    ..Partecipando a Panta Rhei 8, pensavo fosse la fine del mio percorso e invece è stato solo l’inizio… Ho capito che non provo nemmeno un po’ di compassione per me… E questo mi spaventa… Il momento più duro è stata la sera del primo giorno… Quando ci avete “dedicato” canzoni, poesie, frasi… Era un po’ un prendersi cura (almeno così l’ho vissuta) e volevo scappare…
    Ho detto a Paolo in un’occasione “Se tornassi indietro non parteciperei più”… Riflettendo successivamente e dopo aver fatto decantare le emozioni direi che non lo penso più per il fatto che mi è servita… è stato anche (cosa non da poco) il mio primo viaggio (lungo intendo) da sola della mia vita e anche per questa è stata un’esperienza…

  27. Donata F ha detto:

    Esperienza positiva, non mi aspettavo altrimenti avendo già avuto una prima esperienza. Questa volta ho condiviso le giornate con la compagna di mio fratello Roberto ed è stato un valore aggiunto.
    A parte Daniela che c’era nel Panta Rhei di marzo non conoscevo nessuna delle altre partecipanti, tranne ovviamente gli operatori e i volontari che sono per me delle figure rassicuranti.
    Rifare le pratiche che già conoscevo è stato un punto di confronto per valutare l’evoluzione del mio percorso nell’affrontare le perdite, e sono “contenta” perché ho avuto modo di constatare che sono in grado di gestire la sofferenza, il dolore è sempre presente anche se non più così forte, ma la sofferenza legata ad esso, ai ricordi, alle emozioni, riesco a tenerla sotto controllo, a non lasciarmi invadere e non esserne sopraffatta.
    Grazie a Panta Rhei riesco ad avere compassione di me, pensare che sono stata la peggior amica del mondo di me stessa e mi sono trattata così male quando soffrivo di più, mi ha aperto la mente, diventare consapevole è questo. Come accendere una luce in una stanza buia e riuscire a vedere le cose come sono e non come le immaginiamo.
    L’energia positiva che si crea tra di noi quando siamo tutti insieme nella stanza mi rigenera ogni volta, la porto con me, e mi ci immergo ogni volta che ne sento la necessità.
    Grazie, infinite.

  28. Daniela B ha detto:

    Per me sono già alla 4 esperienza di Panta Rhei e devo dire che ogni volta ne sono uscita sempre più consapevole che il mio percorso “nel elaborare il dolore”va avanti in positivo,certo con alti e bassi. Non è.. e non sarà mai facile il mio andare avanti,il mio rendermi conto della dura realtà che mi ha travolto. Con Panta Rhei si acquista più consapevolezza che non sei solo, che con fiducia , tenerezza, perdono si acquisisce forza interiore. Capisci che condividere la stessa esperienza dolorosa con altri della stessa realtà è “bello” ti fa sentire a casa. Parlo così perchè nella vita quotidiana di tutti i giorni, la morte è qualcosa di inevitabile e bene o male la si accetta….ma di questa morte non èf acile parlare….vuoi per vergogna.. vuoi per non accettazione…è più facile sentire dare giudizi… rimproveri.. che comprendere e perdonare. Io personalmente per il mio modo di essere ho sempre temuto il giudizio degli altri…sbagliando lo so, ma è sempre stata una mia condizione…stranamente però quando mi è successo questo dolore, non mi è importato sentire gli altri dare giudizi e altro riguardo a me, però mi faceva tanto male sentirli riguardo la mia Elena per quello che ha fatto….questo fa male nessuno ha cercato di capire i suoi perchè (al primo impatto sono onesta neanche io, e me ne vergogno)…ma a distanza di tempo ora credo di aver capito il suo gesto e lo accetto, fa male ma lo accetto! La mia vita è cambiata di sicuro, alle cose di prima non do più molta importanza…se non quelle necessarie per la vita per andare avanti, per seguire i ragazzi e le nipotine. Nella mia vita credo di avere dato tutto quello che potevo e ora penso che pensare solo al presente mi possa fare bene…cercare di vivere al meglio il presente credo che sia la soluzione migliore! dovrei capire che il futuro sta in quello che dobbiamo continuare ad essere…quello che sentiamo dentro di noi per andare avanti….lo capisco… c’è ancora tanto cammino da fare e per me non sarà facile!!! Grazie a tutte le mie compagne e compagni di questo cammino ho capito che condividere è una cosa bella e costruttiva. Spero che al prossimo Panta Rhei, se potrò esserci, tornerò ancora più forte….un bacio Daniela.

  29. Giulia I ha detto:

    Ho partecipato a Panta Rhei 8. Credo che sia stata un’esperienza al contempo bella e forte. Ho conosciuto tante persone che hanno vissuto un’esperienza e, purtroppo, un dolore simili ai miei. Con loro ho parlato, mi sono confrontata, mi sono sfogata. Le emozioni che ho provato sono stata tante, forti e non sempre positive, anzi. Più che altro ho sentito tristezza e angoscia, ma ci sono stati dei momenti, quando parlavo con le mie compagne, nei quali mi sentivo sollevata. Insomma, direi che la partecipazione a Panta Rhei è stata bella e brutta al contempo, però la rifarei sicuramente e infatti ritornerò, se ne avrò la possibilità. Gli esercizi di yoga e di meditazione sono stati interessanti e soprattutto credo mi siano serviti per rilassarmi e prendere più consapevolezza del mio corpo. Anche la condivisione tra tutti e quella divisa in gruppi è stata bella, così come le attività con la musica. Credo, però, che due giorni siano pochi per entrare davvero nello spirito di Panta Rhei. Personalmente, ci ho messo un giorno a cominciare a prendere consapevolezza con il mio corpo. Le emozioni il primo giorno sono state così tante e così intense che ero distrutta. Domenica è stata più leggera. Penso però che servirebbero come minimo quattro giorni. Credo che, se le attività andassero, come dire, diluite, anche le emozioni che proveremmo sarebbero sì forti, ma potremmo rifletterci più con calma e avere il tempo di assimilarle meglio.

  30. Sarah C ha detto:

    Mi ha fatto piacere partecipare anche se non so esattamente cosa potrei dire di essermi portata via.
    Ho trovato l’esperienza lieve e delicata, più simile a una sorta di preghiera collettiva che non a un gruppo di terapia. Tuttavia, non posso dire che mi aspettassi qualcosa di molto diverso, né che lo desiderassi.
    Volevo incontrare altre persone, capire come fanno gli altri.
    La brevità e la compattezza del tempo trascorso insieme ha lasciato poco spazio al tempo lento delle emozioni e all’emergere delle sfumature, tuttavia ha fornito suggestioni, ha tratteggiato dolcemente delle possibilità. Trovo che questo sia molto.

  31. Marta ha detto:

    Per me è stata la seconda esperienza di panta rhei e la giudico estremamente positiva. Io l’ho vissuta come una forma di “manutenzione” a certe dinamiche salvifiche e a certi meccanismi che sono dentro di noi e che devono essere praticati costantemente per funzionare bene.

  32. Stefania ha detto:

    E’ stata un’esperienza del tutto nuova per me e molto positiva. La condivisione con gli altri del dolore per la stessa tragedia ci ha consentito di intenderci e di interagire da subito e si è creato un clima molto rilassato. Mi avete fornito degli strumenti validi per affrontare la tempesta di emozioni e di pensieri che in questo periodo mi hanno invaso e fatto perdere il mio equilibrio.
    Ho apprezzato la Vostra discrezione ma, se ce fosse stato il tempo, avrei voluto avere un colloquio personale e riservato con uno del team per poter chiarire qualche aspetto.
    Vi ringrazio per il lavoro che fate e di certo consiglierò questa esperienza a quelli nel bisogno.

  33. Flavia ha detto:

    E’ stata una esperienza molto interessante e rilassante, anche ha coinvolto molte emozioni.
    Non avevo mai avuto occasione prima di fare pratiche yoga o di meditazione ne ero venuta in contatto diretto con tante altre persone con una esperienza di lutto per suicidio.
    Mi hanno colpito le due tematiche centrali che trovo molto appropriate Mindfulness e self compassion. Avrei dato più spazio a tempi di conoscenza reciproca e scambio esperienze in quanto molto incoraggianti al fine di sentirsi meno anomali e strani in questa esperienza che rende molto isolate. Lo staff è eccezionale e mette a proprio agio. Avrei inserito anche degli spazi da parte dello staff di descrizioni di quelle che sono le fasi tipiche e comuni di questo lutto, sempre per aiutare nel dare una normalità ed esorcizzare sensazioni così nuove e anomale che spaventano. (come rabbia senso di colpa..immagini di morte).
    Grazie comunque di questa opportunità che sarebbe il caso di divulgare maggiormente,

  34. Lino ha detto:

    E’ stata una nuova esperienza che giudico abbastanza positiva soprattutto per aver avuto la possibilità di confrontare/condividere l’evento sfortunato. Sembrerà strano, ma ciò che più mi è rimasto impresso è quello di avermi ricordato che il dolore e la sofferenza è un qualcosa che non avrei potuto non affrontare e che, pertanto, è necessario prepararsi ad affrontarla nei migliore dei modi.

  35. Lucilla ha detto:

    La mia seconda esperienza è stata molto utile e positiva perchè mi ha permesso di capire a che punto sono nel percorso dell’elaborazione del lutto e di rendermi utile agli altri partecipanti con la mia presenza, la mia storia. Ho potuto verificare come le nostre profonde ferite ed il nostro estremo dolore, siano più sopportabili e gestibili se elaborate in un percorso di accettazione condiviso con altre persone in grado di comprendere nel profondo.
    E’ stata inoltre una desiderata occasione per rendere grazie a voi tutti di Soproxi, gentilissimi conduttori del progetto Pantha Rei; senza il vostro generoso supporto e la dedizione nell’ascolto non avrei potuto raggiungere un così buon risultato su me stessa.
    Ritengo che la nobile missione di Soproxi sia di vitale importanza. Per me è stata una vera ancora di salvezza, un punto fermo che mi ha permesso di rimanere orientata.
    Con infinita gratitudine, sono a porgere un carissimo saluto a voi tutti nel rimanere a disposizione per qualsiasi cosa.

  36. Anna ha detto:

    Come le altre volte ho trovato un pò di pace alla vita pesante che sto conducendo. Mi sono posta delle domande e ho fatto riflessioni. Ho rispolverato e rivalutato la tecnica del mind fullness.

  37. Tiziana ha detto:

    Esperienza intensa, in alcuni momenti è stato un ritornare indietro, con tutta la sofferenza che ne consegue, ma per ripartire di nuovo, più forte di prima e con nuovi spunti di riflessione.
    Ho trovato molto conforto e tante piccole attenzioni da tutte le persone presenti (compreso voi di Soproxi), tutto questo mi ha fatto stare bene.

  38. Raffaella ha detto:

    È sempre un’esperienza di grande profondità e condivisione. Le diverse tecniche di mindfulness aiutano ad affrontare meglio la sofferenza e ad aprirsi a nuove prospettive per trasformare il proprio dolore. Il dialogo con i partecipanti e con gli accompagnatori è sostegno e incoraggiamento ad affrontarlo.

  39. Alessandro C ha detto:

    Come già la precedente esperienza, quella di Panta rhei 7 è stata molto intensa, e soprattutto diversa, anche se alcune delle pratiche fatte le conoscevo già. Mi sono accostato a questa esperienza con la curiosità di vedere “l’effetto che faceva ” farlo una seconda volta. Se possibile, è stato ancora meglio della prima volta, perché ho conosciuto delle persone che mi hanno arricchito molto con il loro vissuto, le loro osservazioni, i loro pensieri. Mentre nella mia volta era un po’ circospetto e sulla difensiva, stavolta mi sono immediatamente sentito a mio agio e ” a casa mia”. Questo Panta Rhei è stato come un atto di gentilezza nei miei confronti da parte di me stesso e delle persone che vi hanno partecipato, un momento di serenità in un periodo davvero molto buio e tormentato per me.

  40. Donata F ha detto:

    Ho partecipato con tutte le riserve che può avere una persona spaventata all’idea di trovarsi assieme ad altre persone sconosciute ma comunque con una storia più o meno simile. Così tanto dolore tutto insieme mi sembrava un concentrato di sofferenza quasi impossibile da sopportare… e invece lo staff di Soproxi si è dimostrato molto competente, ci ha un po’ preso per mano tutti quanti e ci ha accompagnato in un percorso dal quale personalmente sono uscita più leggera, consapevole e padrona di me e delle mie emozioni… il dolore rimane .. ma non annienta, non uccide, non ossessiona…

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