L’attendibilità dei dati ufficiali sulla frequenza del suicidio è influenzata da una serie di fattori, come la metodologia utilizzata per l’identificazione dei casi di suicidio, la modalità di compilazione dei certificati di morte e la codifica della cause di morte. L’atteggiamento culturale nei confronti del suicidio ha una profonda influenza nel determinare come lo stesso viene definito, come viene interpretata l’intenzionalità di morire e come vengono organizzate le procedure per la raccolta dei dati. Contribuiscono alla sottostima del numero complessivo di suicidi, i decessi che vengono registrati come dovuti ad altre cause di morte, per la difficoltà a valutare il proposito suicidario come alcuni casi di incidente stradale o di overdose in persone tossicodipendenti (i cosiddetti suicidi “mascherati”) o le morti dovute a rifiuto delle cure o dell’alimentazione (non infrequenti negli anziani), o per questioni di ordine legale-assicurativo (come nel caso di assicurazioni sulla vita che escludono il rimborso nel caso di suicidio).
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato più volte che la frequenza del suicidio è sottostimata nelle statistiche ufficiali, ma che tali dati possono essere comunque utilizzati come indicatori della tendenza del fenomeno.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato più volte che la frequenza del suicidio è sottostimata nelle statistiche ufficiali, ma che tali dati possono essere comunque utilizzati come indicatori della tendenza del fenomeno.
